Varicocele: che cos’è ed il recupero nello sportivo

Varicocele: che cos’è ed il recupero nello sportivo

Il varicocele è una patologia che colpisce in prevalenza il sesso maschile, anche se in piccola percentuale può interessare anche le donne (varicocele pelvico). Nell’articolo di oggi ci occuperemo della patologia maschile, cercando di capire quali sono i sintomi per riconoscerla, eventuali metodologie di intervento, e soprattutto le tempistiche di recupero post operatorio per uno sportivo.

Nel dettaglio, è una patologia varicosa che interessa il sistema vascolare del testicolo, caratterizzata da dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari. Queste hanno il compito di riportare il sangue refluo al cuore. La dilatazione di queste vene porta a stasi e reflusso di sangue verso il testicolo. La vena testicolare destra si continua con la vena cava inferiore, mentre la sinistra con la vena renale. Nell’85% dei casi la patologia si sviluppa a sinistra, nell’11% è bilaterale, e solo nel 4% dei casi è a destra.

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L’intervista

Sentiamo ora l’esperienza di Dario, giocatore di pallacanestro semi-professionistico (tra serie B e serie C Gold), a qualche giorno dalla dimissione dall’ospedale dopo aver subìto un intervento chirurgico di varicocele.

Q: Quali sono stati i sintomi e da quanto tempo li hai?

A: I sintomi, che più o meno a metà aprile dello scorso anno mi hanno portato a far visita al mio medico, non erano particolarmente dolorosi o persistenti. Capitava che, al termine e magari durante gli allenamenti, sentissi un “senso di pesantezza” -non trovo altro modo per definirlo- ai testicoli. Fatti tutti gli accertamenti del caso, il medico mi dice che molto probabilmente è un varicocele che ha iniziato a formarsi cinque anni fa, nonostante i sintomi siano stati inesistenti per i primi quattro anni.

Q: I sintomi hanno in qualche modo compromesso lo svolgimento della tua attività sportiva?

A: I sintomi che ho avuto, non li classificherei come un “dolore” vero e proprio, quindi in questo senso non hanno mai interferito nello svolgimento della mia attività sportiva, nè tanto meno delle normali attività quotidiane.

Q: A quale tipo di operazione chirurgica ti hanno sottoposto?

A: Sinceramente non sono in grado di dire molto, dal momento che ero addormentato, pur avendo subìto un’anestesia locale e non generale. Il chirurgo ha comunque effettuato un’incisione di circa 3-4 cm al di sotto dell’ombelico a sinistra.

Q: Come procede il recupero post operatorio?

A: Sono passati pochi giorni dall’operazione, quindi non ho ancora molti elementi da considerare. Tre giorni dopo l’intervento riesco comunque a camminare agevolmente, anche se alcuni movimenti rimangono piuttosto impediti ed il restare in piedi per parecchio tempo è ancora abbastanza impegnativo.

Cause e Conseguenze

Le cause non sono molto chiare. C’è la possibilità di una congenita debolezza delle pareti venose oppure un blocco prossimale del flusso venoso, a livello dei vasi venosi addominali. Inoltre la stazione eretta per prolungati periodi di tempo non facilita il ritorno venoso, anzi, peggiora la stasi ed il reflusso. Per quanto riguarda le persone che svolgono parecchia attività fisica, i continui salti verso l’alto possono peggiorare la sintomatologia poichè mettono a dura prova le valvole che si trovano all’interno delle vene (valvole a nido di rondine). Alcuni studi hanno dimostrato che le persone alte sono maggiormente a rischio.

Pur non avendo sintomi gravi apparenti, questa patologia potrebbe portare a difficoltà di riproduzione, fino all’infertilità. L’accumulo di sangue, infatti, provoca l’innalzamento della temperatura all’interno del testicolo che, seppur di pochissimi gradi, causa difficoltà nella produzione degli spermatozoi. Un peggioramento della situazione rischia di provocare ipotrofia o addirittura atrofia del testicolo.

infertilità

Diagnosi e Terapia

Solitamente la diagnosi di questa patologia non è complicata. Un’attenta visita medica dovrebbe essere sufficiente per individuare l’eventuale problematica. L’Eco-Doppler è comunque un esame strumentale utile per valutare il sistema venoso. Anche un’analisi del liquido seminale (spermiogramma) è consigliata per controllare lo stato degli spermatozoi attraverso la verifica della forma, del numero e della motilità.

Le terapie sono principalmente due:

  • RADIOLOGIA INTERVENTISTICA –> è una tecnica moderna di intervento, considerato mini-invasivo “imaging guidato”. Si esegue senza alcuna incisione chirurgica. Attraverso dei cateteri, viene iniettata una sostanza sclerosante (e in aggiunta alcune volte una endo-clip metallica) che permetterà di chiudere il vaso venoso patologico.
  • CHIRURGIA –> viene eseguita una piccola incisione chirurgica nella zona di pube/inguine. Questo taglio permette l’accesso e la discriminazione dei vasi arteriosi, venosi e linfatici inguinali. Una volta identificate le vene responsabili del reflusso, vengono legate una per volta e sezionate. L’intervento dura in media 30-45 minuti.

Purtroppo la possibilità di recidiva non è bassa, ma si aggira infatti intorno al 30%, indipendentemente dalla terapia utilizzata. Un consiglio pratico e banale (sia per tentare di evitare recidive, sia per prevenire la comparsa della patologia) è l’utilizzo di scaldamuscoli aderenti durante l’attività sportiva, in modo da stabilizzare tutte le strutture dell’apparato genitale. Praticare sport di contatto potrebbe essere pericoloso, specialmente se si ricevono colpi nel basso ventre ed in zona inguinale.

Recupero post operatorio

La scelta della terapia influisce sul recupero. La radiologia ha il vantaggio di non provocare ferite, e quindi vi è assenza di cicatrici. Avrà quindi un recupero più rapido. Dopo un intervento in chirurgia, invece, la preoccupazione primaria è quella di permettere alla cicatrice di organizzarsi e rimarginarsi alla perfezione. Per i primi giorni è consigliato il riposo assoluto e si deve cercare di non rimanere in piedi per lunghi periodi.

Passata la fase acuta, i movimenti da evitare sono tutti quelli che coinvolgono la muscolatura addominale (per evitare di creare problemi alla cicatrice). Inoltre non è consigliato fare sforzi intensi, anche se non dovessero coinvolgere gli addominali. Sarebbe perciò consigliato cominciare con camminate a passo blando. Anche la posizione seduta per tempo prolungato (bicicletta, equitazione), è sconsigliata.

idrokinesi

In generale, viene indicato di astenersi da sforzi fisici intensi per almeno un mese dall’intervento. La progressione di esercizi per un atleta prevede:

  • camminate ad intensità crescente (sempre sotto soglia di dolore)
  • esercizi per arti superiori
  • esercizi per arti inferiori
  • corsa in linea ad intensità crescente
  • corsa con cambi di direzione
  • esercizi di core stability  (iniziare con esercizi isometrici)
  • esercizi che coinvolgono tutti i gruppi muscolari
  • salti, balzi ed andature
  • esercizi in gruppo con la squadra senza contatti
  • allenamento completo e ripresa normale attività

Le tempistiche, come sempre accade dopo un infortunio o operazione, sono impossibili da stabilire in modo oggettivo, dal momento che ogni persona avrà tempi e modalità di recupero differenti. Il passaggio da uno step al successivo della progressione, può avvenire solamente se l’atleta riesce a svolgere gli esercizi senza avere dolore o sensazioni simili ai sintomi pre-operatori. Può essere molto utile (se si ha la possibilità) iniziare a lavorare in piscina, per tutti i vantaggi che esistono con il lavoro in acqua (idrochinesiterapia). Di questo ne parleremo in dettaglio in uno dei prossimi articoli!

Grazie ancora a Dario per averci dedicato il suo tempo e per aver contribuito alla riuscita (spero gradevole) di questo articolo.

FONTI

“Anatomia umana” di Anastasi, Tacchetti

“Fisiologia dell’uomo” di Alloatti, Antonutto e altri

“Anatomia umana” di Martini, Timmons, Tallitsch

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4708144/

http://www.my-personaltrainer.it

https://it.wikipedia.org

http://www.varicocele.it

Fonti

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